TAPPA #9

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il caffè roma e il partito d'azione

Piazza Libertà, teatro di incontri e confronti: prima in maniera clandestina al Caffè Roma, poi in maniera libera presso la sede del Partito d’Azione.

"Si poteva parlare più apertamente di politica sia nel Caffè Roma nell'attuale Piazza Libertà, che, in seguito all'infiltrazione nell'ambiente antifascista di agenti dell'OVRA, nella zona intorno alla Farmacia Leone lungo il Corso V.E. agli attuali numeri 11-13. "
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il caffè roma

Simon Pocock

Campania 1943 (vol III)

Si poteva parlare più apertamente di politica sia nel Caffè Roma nell’attuale Piazza Libertà, che, in seguito all’infiltrazione nell’ambiente antifascista di agenti dell’OVRA, nella zona intorno alla Farmacia Leone lungo il Corso V.E. agli attuali numeri 11-13. 

Fuori la Profumeria Valentino, qualcuno scrisse sulla pedana del negozio, Bisogna pulire quest’angolino, chiaro riferimento ai sentimenti antifascisti espressi dal proprietario Ennio, mentre una simile scritta apparse sul muro della suddetta farmacia Leone.

Carlo Muscetta

Guido Dorso su “Belfagor” (n. 5, 15 settembre 1947)

Il caffè Roma, sito in un signorile palazzo neoclassico, in piazza della Libertà, e intatto come ai tempi dei Mille, era un bel caffè ottocentesco, dove un giovine non entrava senza timidezza fra tanti signori avvolti nelle loro nuvole di fumo: contegnoso olimpo piccolo-borghese, assiso sui divani di velluto rosso o sulle sedie di Vienna, intorno ai tavoli di marmo scarabocchiati d’inchiostro o di matita copiativa (tracce d’ozio rabbioso, di satiriche fantasie, di desideri rientrati… ).

Ma il quadro, l’ambiente mi si fa chiaro solo oggi che il caffè Roma vive solo nella mia memoria.

Allora in quel caffè per me non c’era che Guido Dorso, col suo eterno sigaro; un sigaro toscano fumato tuttavia con britannico orgoglio, e come al dispnra del fumo e delle teste altrui. E qualcosa di britannico mi parve in verità d’imaginare in lui.

Fierezza e distinzione spiravano dalla sua figura. Il gusto alacre dell’intelligenza lampeggiava nel suo sguardo specchiante, limpidissimo e spesso maliziosamente interrogatore. La stessa prominenza della fronte e la calvizie erano lievi difetti che donavano al suo nobile volto.

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Credits: archivio Centro Guido Dorso

IL partito d'azione

Federico Biondi

Andata e Ritorno. Viaggio nel PCI di un militante di provincia

Le riunioni di partito

Ero interamente compreso della certezza d’aver fatto la scelta più giusta e quando potevo mi recavo alle riunioni della Sezione che si svolgevano in una stanza scarsamente illuminata da una fioca lampadina, in un palazzo di piazza Libertà, ora demolito, all’angolo di via Rifugio: sempre poco vivaci, piuttosto discussioni da cenacolo di addetti ai lavori, nelle quali ricordo di non essere riuscito mai a prendere la parola.

Dorso era la figura centrale del gruppo dirigente, ma vi faceva rare apparizioni e non era molto loquace. Le sue idee era più facile apprenderle dal settimanale del partito – una sola volta anche dal “Risorgimento” di Napoli_-, che dalla sua viva voce […].

Come quelle di Dorso, anche rare erano le apparizioni di Ferruccio Amoroso, professore di tedesco nel nostro Liceo Scientifico ed autore di un saggio importante e di una traduzione di scritti di Wagner pubblicati da Bompiani. 

Sul piano intellettuale era la figura di maggior prestigio, ma anche da lui non era facile avere un intervento, estremamente riservato e sussiegoso com’ era, schivo e di poche parole: solo qualche battuta tagliente, sarcastica, che veniva di balzo, nel bel mezzo della discussione, e che assomigliava al modo saltellante del suo passo. Riusciva ad esprimere assai meglio la sua grande ricchezza interiore negli scritti e sulla tastiera del pianoforte, che in privato suonava divinamente per pochi intimi.

Ma, a parte Dorso, la direzione della sezione era di fatto nelle mani di Alfredo Maccanico, il più duttile e politicamente preparato. In gioventù era stato attirato dal programma del Partito Popolare di Don Sturzo, dal quale si era però allontanato, negli anni della dittatura, per orientarsi verso quelle forze che, nella clandestinità, mantenevano realmente viva l’opposizione, e soprattutto – grazie all’influsso esercitato su di lui da Sinibaldo e Adolfo Tino, dei quali aveva sposato una sorella – verso il movimento Giustizia e Libertà e quindi il Partito d’Azione.

UN PARTITO DI FILOSOFI

L’eccesso di precocità nell’ elaborazione progettuale finiva per togliere dalle mani dei suoi gruppi dirigenti gli strumenti più umili della fatica del primo avvio del processo di rinascita, li privava di un legame vivo. ed assiduo con gli strati popolari, ne faceva un club di sognatori, un partito di filosofi verso il quale potevano sentirsi attratte piccole schiere di giovani entusiasti, ma non le masse operaie, non i contadini e meno che mai quei ceti medi, che più d’ ogni altra classe sociale erano stati sedotti e catturati per un ventennio dalla. corruttela del regime.

PROSSIMA TAPPA

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