TAPPA #8

Photo credits: avellinesi.it

Villa amendola

Un luogo di incontro di intellettuali e antifascisti, un vero e proprio centro culturale, dove dimorò Franco Amendola, primo sindaco eletto della Città di Avellino 

"'Ad Avellino vi era un gruppo molto attivo di azionisti che si costituisce intorno alla figura carismatica, anche se schiva, di Guido Dorso."
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L'antifascimo è di casa

Cecilia Valentino

Il filo della memoria. Una villa e una città

La villa Amendola è un luogo ricco di storia, negli anni tra le due guerre mondiali fu ritrovo di intellettuali […] e molti altri personaggi illustri, tra questi anche il duca di Segovia, fratello del pretendente al trono di Spagna.

[…]

Abituali frequentatori della villa furono Alfredo Maccanico, padre di Antonio, che è stato segretario generale del Presidente della Repubblica Sandro Pertini(l978-1985), l’on. De Caro, il sacerdote don Mariano Meline, Vincenzo Cannaviello, professore del Liceo Colletta di Avellino, lo storico Francesco Scandone e il giornalista napoletano Emilio Scaglione.

La scrittrice Elena Canino nel romanzo Clotilde tra due guerre, pubblicato nel 1957, dedica alcune pagine alla Villa Amendola e ricorda l’ospitalità cordiale di don Franco.

[…]

Dal diario di Clotilde, luglio 1940: “[ . . .] Ieri abbiamo avuto due allarmi molto lunghi[. .. ]; La radio inglese non è ottimista[. … ]. Appena don Franco e Marco hanno finito di ascoltare radio Londra ecco alle ore 6,30 arrivare il farmacista, il notaio, il preside del ginnasio, monsignor S. Si dolgono di non aver fatto in tempo alla trasmissione delle sei e mezzo. – Aspetteremo il comunicato delle sette e mezza – li rassicura don Franco. Aspettano l’ora seduti in circolo, consultando ogni tanto l’orologio. [. .. ] E allora interviene Maria Amendola, dice: – Basta adesso! Qui la radio risuona da mattina a sera; specialmente a quest’ora, nel silenzio, le voci si sentono, Franco è sorvegliato. Un po’ di prudenza. Volete finire in prigione? […] Lui ha un archivio segreto che la riempie di preoccupazioni nel caso di qualche perquisizione. Sono i ritagli dei giornali con le fotografie e le notizie che lo muovono più a dispetto.

la convivenza con gli alleati

Cecilia Valentino

Il filo della memoria. Una villa e una città

“Erano arrivati gli americani – ricorda Giovanna (Amendola, ndr) – sapemmo che stavano requisendo le case per sistemare le truppe ed il comando alleato. Si seppe che avevano requisito le ville vicine alla nostra e si diceva che i soldati per difendersi dal freddo rompevano i mobili per farne legna da ardere. Mia madre, molto spaventata dalle notizie che circolavano, pensò di offrire al comando alleato ospitalità nella nostra villa. Così avvenne. Fatto un rapido conto di quanti posti letto potevamo mettere a

disposizione degli ufficiali americani, canadesi ed inglesi, mia madre andò al comando alleato ed offrì la nostra ospitalità, prevenendo in questo modo la requisizione.”

[…]

La villa divenne la sede del comando alleato e per quasi due anni ufficiali americani e canadesi furono “ospiti” e, alcuni, come il giovane Jim, che veniva dal Texas, fu legato agli Amendola da una vera amicizia. “Quando arrivava Jim mettevamo sul grammofono il disco con la nuova musica americana e ci lanciavamo in balli sfrenati. I miei genitori accolsero Jim come un fuglio e alcuni anni dopo la guerra, tornato in Italia, venne a salutarci e ci mostrò le foto della moglie e dei figli.”

Franco Amendola, il primo sindaco eletto

Cecilia Valentino

Il filo della memoria. Una villa e una città

Franco Amendola fu il primo sindaco di Avellino eletto con voto popolare, il suo nome e la storia della sua famiglia erano garanzia di onestà e senso civico. In tutti i cittadini era vivo il ricordo dell’amato suo cugino, Giovanni Amendola, simbolo dell’antifascismo.

Don Franco non pensava di essere eletto, infatti la figlia Giovanna afferma che il padre fu sorpreso della proposta offertagli di essere il sindaco della città. “Ricordo che vennero a casa persone che non conoscevo, forse dei politici, che chiesero a mio padre di fare il sindaco, perché era al di fuori dei partiti.

Conduceva una vita molto riservata, rifuggiva da ogni carica pubblica, il nostro salotto era molto frequentato ma non faceva politica, anche se mio padre è sempre stato antifascista. In un primo momento non pensava di accettare l’incarico, poi si convinse ed accettò. È stato sindaco dal 1946 al 1952, in un momento molto difficile per la città e svolse l’incari con serietà e dedizione.

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