TAPPA #7

Photo credits: avellinesi.it

ANTIFASCISMO E REPRESSIONE

L’una di fronte all’altra, la Farmacia del Leone e la Prefettura rappresentano alla perfezione le forze in campo: la prima, in quanto luogo di incontro degli antifascisti; la seconda, in quanto centro di comando del regime.

'"I pochissimi oppositori, [...] si mantengono in disparte e sono accuratamente vigilati assieme agli aderenti ai partiti estremi, che continuano a non dar luogo a rimarchi sulla loro condotta politica."
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La farmacia del leoNe

Federico Biondi

Andata e Ritorno. Viaggio nel PCI di un militante di provincia

La cerchia assai ristretta degli antifascisti costituiva un mondo di anziani che ad un ragazzo appariva del tutto inavvicinabile. Tra i pochi che mi erano noti non v’era alcuno che potesse apparirmi suscettibile di accogliere una qualsiasi idea di azione. Nessuno di loro aveva mai pensato, per quanto ne sapevo, a dar vita, sia pure
con molta approssimazione, ad una forma di associazione politica.

Alcuni si incontravano, per vecchia consuetudine, nella ”Farmacia del Leone” del dott. Enrico Tedesco, della quale, qualche anno dopo la liberazione, quest’ultimo cercherà poi di ricordare il ruolo di simbolo dell’opposizione cittadina che essa aveva avuto, definendola ”portum securum” di quanti avevano la religione della libertà.

Ma proprio perché era un porto sicuro, non poteva essere un luogo in cui saltasse in mente a qualcuno di esaminare una qualche possibilità di azione cospirativa. Meno che mai un povero studentello imberbe, qual ero io, poteva essere sfiorato dall’idea di andare a cercare un contatto in un ambiente del genere, così stratosfericamente lontano ed estraneo, per età ed esperienza. Il loro era stato per lunghi anni un atteggiamento di sopportazione passiva e i discorsi che sentivo fare lì o nella drogheria di Errico Pulzone, dove spesso mi conduceva mio padre, erano niente più che un passatempo : sarcasmi e battute, aggiornamenti sulle ultime barzellette e caricature del regime, parodie dei pistolotti retorici di Mario Appellius che ogni sera chiudevano i comunicati della radio.

IL CONTROLLO E LA REPRESSIONE

Francesco Barra

Storia illustrata di Avellino e dell’Irpinia, il Novecento  Vol VI

“I pochissimi oppositori, che sono da considerarsi innocui per non aver mai espletato attività politica degna di rilievo, si mantengono in disparte e sono accuratamente vigilati assieme agli aderenti ai partiti estremi, che continuano a non dar luogo a rimarchi sulla loro condotta politica”.

 Ancor più eloquente quanto riferito da un confidente dell’Ovra il 16 dicembre ’32: “Ad Avellino, dove, da sei anni almeno, non esiste più organizzazione comunista, ho trovato tutti gli elementi mutati; ormai subentra la convinzione che il fascismo durerà ancora parecchio, ciascuno cerca una sistemazione economica stabile nei quadri del sistema, che si dispera ormai di abbattere”.

In conclusione, anche i comunisti, come gli altri antifascisti, erano divenuti consapevoli che per molti anni la partita era sostanzialmente chiusa, e che il loro lavoro era destinato a dare frutti concreti solo in un più o meno lontano futuro, quando, uscite dalla clandestinità, le forze antifasciste avessero potuto riprendere il libero dibattito politico. 

Da quel momento, disarticolata la struttura organizzativa
e cessati i contatti col centro estero del partito, il vero e
unico nucleo resistenziale sarà costituito dai confinati politici, quasi tutti comunisti – come Smorto a Montecalvo, Fiore a Lacedonia, Scaffidi e Baroncini ad Andretta -, che daranno poi un contributo di prim’ordine alla creazione dei primi quadri del Pci in Irpinia.

Cecilia Valentino

Il Filo e la Memoria

Dal 1942 al 1945 Dorso aveva vissuto gli anni bui della dittatura isolato e sorvegliato nella sua città, “frequentando assiduamente la biblioteca provinciale di Avellino, dove trovava la necessaria quiete per le sue meditazioni e i suoi studi sul Mezzogiorno (cfr. Biondi F.)”.

 I fascisti locali nn gli risparmiarono minacce e perquisizioni nella sua abitazione e per la sua battaglia a favore della Repubblica venne aggredito da alcuni militari di sentimenti monarchici.

PROSSIMA TAPPA

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