TAPPA #3

RENZI-Camillo

camillo renzi

Da Mugnano del Cardinale (AV), al servizio  di sicurezza della principes­sa Maria José di Savoia. Fu assassinato nel campo di concentramento di Dachau per aver dato aiuto ai Partigiani.

"'Con rara abilità seppe […] lavorare intensamente a favore dei partigiani assistendoli nelle pratiche giudiziarie e quando erano alle prese con il capo della provincia."
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dalla famiglia reale ai partigiani

Nacque a Mugnano del Cardinale il 1 ° aprile 1903 da Donato e da Maria Grazia Speltra. Si sposò con Franca Scaramellino. 

Si laureò in Giurisprudenza a Na­poli il 21 luglio 1925 e fece il suo ingresso nell’amministrazione della Pubblica sicurezza il 1 ° marzo 1926 con il grado di vice commissario ag­giunto. […]. A febbraio 1932 ottenne la promozione a commissario aggiunto, e nello stesso anno, il 6 dicembre, prese la tessera del Pnf. Da allora gli venne attribuita la responsabilità diretta del servizio di sicurezza della principes­sa Maria José di Savoia; dall’inizio di gennaio 1941 fu promosso commissa­rio per graduatoria di merito. 

Nell’estate 1943 venne destinato alla sede di Aosta, dove nel castello di Sarre si trovava la principessa Maria José con i figli, come comandante della Squadra reale interna. Quando, l’8 settembre, la famiglia reale si rifugiò in Svizzera, R. ebbe la possibilità di seguirla, ma decise di rimanere in servizio presso la questura di Aosta in qualità di dirigente della Divisio­ne giudiziaria. In quel periodo entrò in contatto con la resistenza valdosta­na collaborando con essa e si espose per aiutare i partigiani, in particolare Emile Chanoux e Lino Binel. Da una relazione dell’ufficio legislativo del­la Direzione generale della pubblica sicurezza del 15 ottobre 1946 risulta che R. ”con rara abilità seppe accatti­varsi la fiducia in particolare del Car­nazzi [ capo della provincia di Aosta], per lavorare intensamente a favore dei partigiani assistendoli nelle pratiche giudiziarie e quando erano alle prese con il capo della provincia”. 

Il 18 agosto 1944 R. fu arrestato con la moglie Franca, che lo aveva semn­pre affiancato, dal Sicherheitsdienst, il servizio di informazione delle SS, con l’accusa di far parte del Comita­to di liberazione nazionale e di aver dato aiuto ai partigiani: prova di ciò, secondo quanto scriveva l’Ambasciata tedesca in un appunto per il Ministe­ro dell’interno del 4 ottobre 1944, era costituita dal fatto che il Cln a Toino, in occasione delle trattative per uno scambio di prigionieri, chiese la sua liberazione. 

Inutilmente le autorità del governo fascista repubblicano cercarono di ottenere la liberazione di R., in quanto “funzionari di ottimi precedenti, che fino al giorno del s110 arresto aveva tenuto irreprensibile condotta politica”; si sospettava che gli avesse potuto nuocere l’aver prestato servizio per molti anni presso la casa della principessa di Piemonte. I due coniugi dopo un periodo di detenzione ad Aosta e poi, dal 2 settembre, alle Carceri nuove di Torino, vennero deportati a Dachau sul convoglio partito dal campo di Bolzano il 5 ottobre 1944, dove giunsero il 9 ottobre 1944. Mentre la moglie fu rinchiusa nel campo di Ravensbruck, da dove sarebbe rientrata in Italia alla fine della guerra, R. morì a Dachau, probabilmente il 13 febbraio 1945, secondo le notizie fornite solo nel mese di aprile del 1950 dal Service international de recherches.

Giovanna Tosatti
Melis G., Meliconi A. (a cura di), L’Elite Irpina. Centocinquanta Biografie. 1861-2016

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