TAPPA #2

Raffaele aversa

Nato a genitori atripaldesi, cresciuto ad Avellino, partecipò all’arresto di Mussolini e collaborò alla resistenza romana. Fu detenuto e torturato in Via Tasso, prima di essere giustiziato alle Fosse Arteatine.

" [...] sopportava per due mesi, nelle prigioni di via Tasso, sevizie e torture che non valsero a strappargli alcuna rivelazione. Fiaccato nel corpo, indomito nello spirito sempre drizzato fieramente contro i nemici della Patria cadeva sotto la mitraglia del plotone di esecuzione alle Fosse Ardeatine."

martire delle fosse ardeatine

Nacque a Labico, (Roma) il 2 settembre 1906, da Alfonso, atripaldese, comandante della locale stazione carabinieri, e da Mariangela Aquino.

Frequentò il liceo classico ”P. Colletta” di Avellino, e giovanissimo si iscrisse al Fascio di combattimento il 5 maggio 1921; rinunciò all’iscrizione alla vigilia del suo arruolamento nell’Arma dei carabinieri il 1O dicembre 1924 come allievo volontario nella Legione di Roma; fu promosso carabiniere nel 1925; divenne vice brigadiere il 31 luglio 1926, rimanendo ancora a Roma.

[…]

Il 25 luglio 1943, assieme al capitano Paolo Vigneri, fu designato per procedere all’arresto di Benito Mussolini su ordine del tenente colonnello Giovanni Frignani, e questo pose i due ufficiali in una situazione particolarmente delicata; quando venne firmato l’armistizio dell’ 8 settembre, mentre Vigneri ritenne opportuno lasciare il servizio, A. rimase al suo posto, ritenendo di dover proteggere la popolazione a fronte degli eccessi dei tedeschi. Il suo primo impegno fu quello di prendere contatto con i carabinieri che non si erano dispersi e che erano rimasti nella capitale, collaborando a costituire nuclei di opposizione e a ricostituire la rete dei reparti. A. riuscì poi a sfuggire alla retata con la quale il 7 ottobre 1943 i nazisti arrestarono un gran numero di carabinieri, che erano visti con ostilità sia da parte dei tedeschi che dei fascisti: dai primi per la resistenza loro opposizione in occasione dell’armistizio alla Magliana e a Monterotondo, come anche nella capitale, in Campania e particolarmente a Napoli; dai secondi per concorso nella destituzione di Mussolini e nel suo arresto, nell’uccisione di Ettore Muti e di molti altri gerarchi e per la loro lealtà al sovrano.

All’inizio di novembre A. venne in contatto con il colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo e iniziò il periodo di collaborazione più stretta con quella componente della resistenza romana: in particolare si dedicò a organizzare il Fronte clandestino di resistenza dei carabinieri, sotto la guida del generale Filippo Caruso; il loro compito fu quello di fornire le informazioni militari e politiche richieste a svolgere una funzione consultiva circa la raccolta, l’organizzazione, l’inquadramento e i compiti degli altri carabinieri; svilupparono progetti per l’occupazione di determinati obiettivi da parte delle forze dell’ Arma, per stabilire le modalità di preallarme, allarme e adunata degli organizzati per entrare in azione, per preparare atti di sabotaggio. 

A. si sarebbe occupato anche di procurare armi, e di individuare ufficiali dei carabinieri collaborazionisti con i nazisti, di cui avrebbe stilato una lista. Tutto questo sembrò potersi realizzare in coincidenza con lo sbarco di Anzio del 22 gennaio 1944, ma il giorno successivo A. venne arrestato dalla polizia tedesca, assieme al maggiore Ugo de Carolis e al tenente colonnello Giovanni Frignani; sembra che A. al momento dell’arresto avesse con sé copie dei piani operativi, degli specchi della forza dei diversi nuclei e delle località dove si sarebbero attuati gli atti di sabotaggio.

Rinchiuso nel carcere di via Tasso, fu sottoposto a torture ma non fece alcuna rivelazione, e dopo due mesi di sevizie fu ucciso alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, insieme con altri 11 carabinieri. 

[…]

In sua memoria fu decretata la concessione della medaglia d’oro al valor militare con d.lgt. 25 febbraio 1946, con la seguente motivazione: ”Ufficiale dei CC.RR. comandante di una compagnia della Capitale, opponeva dopo l’armistizio, all’azione aperta ed alle mene subdole dell’oppressore tedesco e del fascismo risorgente, il sistematico ostruzionismo proprio e dei dipendenti. Sfidava ancora i nazifascisti sottraendo i suoi uomini ad ignominiosa cattura. Riannodatene le file e raccolti numerosi sbandati dell’Arma, ne indirizzava le energie alla lotta clandestina, cooperando con ardore, sprezzante di ogni rischio, a forgiarne sempre più vasta e possente compagine. Arrestato dalla polizia tedesca come organizzatore di bande armate, sopportava per due mesi, nelle prigioni di via Tasso, sevizie e torture che non valsero a strappargli alcuna rivelazione. Fiaccato nel corpo, indomito nello spirito sempre drizzato fieramente contro i nemici della Patria cadeva sotto la mitraglia del plotone di esecuzione alle Fosse Ardeatine”.

Giovanna Tosatti
Melis G., Meliconi A. (a cura di), L’Elite Irpina. Centocinquanta Biografie. 1861-2016

LA TARGA del popolo di ATRIPALDA in memoria di raffaele aversa

Photo Credit: ilSabato.net

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