TAPPA #13

Memoria e toponomastica

Qui si conclude il nostro itinerario. Abbiamo ascoltato e letto molte vicende, ma sarebbero ancora tante le storie da raccontare.

"'La resistenza spesso non era organizzata, era spontanea, come le Quattro Giornate di Napoli. È come se fosse stata una fiamma, che è iniziata piccola e poi è diventata un incendio."
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TANTE STORIe ANCORA DA RICORDARe

Come, ad esempio, quella dei Fratelli Tino, intransigenti dinanzi all’omicidio Matteotti e per questo radiati dall’ordine dei giornalisti. Sinibaldo arrivò chiedere all’Alta Corte di giustizia del Senato l’incriminazione di Mussolini quale mandante dei delitti degli onorevoli Matteotti e Amendola e ad inviare un cartello di sfida al
quadrunviro Italo Balbo, ritenendolo responsabile delle intimidazioni e delle minacce ricevute dai fascisti. Schedato dalla polizia politica come elemento pericoloso, il 1.12.1926 fu arrestato e, dopo la scarcerazione, dal 1927 fu sottoposto a regime di sorveglianza speciale. 

Oppure quella di Gaetano Iandoli, comunista, che, a Sarno, dove era in servizio militare, sostituì le targhe delle strade intitolate a personaggi legati al fascismo con i nomi di antifascisti.

E, ancora, quella di Italo De Feo di Mirabella Eclano, giornalista Antifascista, arrestato e condannato dal tribunale speciale, che dopo l’8 settembre 1943 diventa capo ufficio stampa del CNL.

E la storia di Luigi Perna, caduto a 22 anni per difendere Roma dal tentativo di occupazione tedesca,  2 giorni dopo la proclamazione dell’armistizio.

Spunti che ben si presterebbero ad essere approfonditi con un secondo itinerario.

Se, tra un anno, saremo nelle condizioni di farlo ci piacerebbe immaginarne una nuova versione che includa anche i tanti paesi della provincia che, come ricorda Simon Pocock nel suo contributo audio, hanno contribuito in vari modi a combattere il nazifascimo.

La rivolta di Calitri, le vicende dei tanti antifascisti confinati nei paesi della nostra provincia, i terribili fatti di sangue censiti sul sito http://www.straginazifasciste.it/.

C’è ancora tanto da raccontare e, soprattutto, da non dimenticare.

PIAZZALE RESISTENZa

Terminando questo nostro piccolo viaggio in Piazzale della Resistenza, non possiamo che lasciarci sopraffare da un senso di tristezza.

Possibile che non ci fosse, in città, un posto più degno di un anonimo spiazzo adibito a capolinea degli autobus per ricordare un momento tanto importante per la storia del nostro Paese?

Dobbiamo molto a quelle donne e a quegli uomini che non ebbero paura di mettere a rischio la propria vita e  che non si risparmiarono, lottando in ogni modo e in ogni mezzo, contro il nazismo e il fascismo.

Eppure non siamo riusciti a trovare nulla di meglio di un non luogo come tanti, che, bisogna riconoscerlo, riesce forse nella difficile impresa di essere ancora più spersonalizzante rispetto ad altri.

Ogni giorno ospita viaggiatori affrettati  che si affannano a non perdere l’autobus, e diverse decine di auto in sosta.

Peccato, però, che nessuna delle migliaia di persone che ogni giorno transitano da quelle parti abbia la possibilità di sapere che quello spiazzo conosciuto da tutti con il nome di Campetto Santa Rita è, in realtà, Piazzale della Resistenza.

Basterebbe poco per restituire la dovuta dignità a quel luogo.

Basterebbe, tanto per mantenere l’approccio concreto che ci caraterizza, iniziare col ripristinare l’insegna toponomastica che ne segnala il nome.

Certo, aggiungervi anche una targa commemorativa, magari circondata da una aiuola ben curata, sarebbe ancora meglio.

Qualcuno potrebbe dire che ci accontentiamo di poco. Qualcun’altro, invece, potrebbe dire che siamo degli illusi. In questi tempi difficili, però, dove anche il più semplice dei progetti sembra un’impresa quasi ai limiti del possibile, anche non perdere la speranza diventa un atto di resistenza.

Il nostro augurio per questo 76esimo anniversario della Liberazione, dunque, è che  dentro di te la speranza di un cambiamento in meglio non si arresti mai.

Buon 25 aprile

CREDITS

I nostri Ringraziamenti a quanti ci hanno dato una mano, la bibliografia e coloro hanno offerto il loro sostegno a questo progetto