TAPPA #12

Photo credits: avellinesi.it

GUIDO DORSO

Il più illustre intellettuale avellinese, pesantemente condizionato nel suo agire politico dalla presenza del regime.

"' Alcuni dei militari arrivano a minacciarlo per imporgli una ritrattazione del fondo. Una pressione cui Dorso ,non si piega; anzi, il meridionalista denuncia l’episodio alle autorità d occupazione angloamericane."
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RUIT HORA

Mario De Prospo

Resa nella guerra totale

Il caso scoppia attorno ad un articolo di Dorso uscito sul terzo numero del giornale di area azionista. L’intervento è intitolato Ruit Hora!, il suo contenuto è un invito ad un’opera di rifondazione morale e istituzionale
del Paese

S’approssima l’ora delle grandi risoluzioni: l’ora in cui la vecchia Italia [ … ] dovrà crollare, così come stanno crollando le antiche pericolanti mura che le bombe hanno materialmente risparmiato, ma che l’intelligente piccone non può risparmiare, se si deve veramente rimuovere ogni ulteriore pericolo e aprire l’èra delle ricostruzioni

Un passaggio dai toni particolarmente antimonarchici sembra colpire le sensibilità di alcuni militari del Raggruppamento:

Si profila [ .. . ] all’orizzonte il tentativo e il pericolo di una nuova ‘conquista regia’, che permetta alla vecchia dinastia dei Savoia di chiamarsi ‘liberale’, dopo essere stata prima ‘socialista’ e poi ‘fascista’[ … ]. Per fortuna, però, l’inettitudine dei consiglieri della Corona e l’imperdonabile perdita delle migliori occasioni nel. recente passato – per lo meno tre! – conferiscono a questa operazione di salvataggio un carattere altamente drammatico, e forse saranno necessarie due abdicazioni prima di giungere in porto. La lotta, quindi, è veramente serrata tra il passato, che non si vuole decidere a morire, e l’avvenire.

Poche ore dopo l’uscita di questo editoriale, Dorso riceve la visita a domicilio prima di un gruppo di bersaglieri e poi di ufficiali che si dichiarano offesi dai toni usati dal pensatore avellinese. Alcuni dei militari arrivano a minacciarlo per imporgli una ritrattazione del fondo. Una pressione cui Dorso ,non si piega; anzi, il meridionalista denuncia l’episodio alle autorità d occupazione angloamericane.

L’aggressione a Dorso preoccupa gli alleati. Infatti, appena due gioni dopo Il governatore angloamericano insediato nel capoluogo irpino, il maggiore Charles P. Sisson, invia una comunicazione ai suoi superiori sull ‘episodio di cui è vittima l’intellettuale avellinese, definito «a genuine
anti-Fascist resident”. Nel rapporto in verità si parla anche di altri simili scontri tra giovani antifascisti avellinesi e che un luogo d’incontro («a club») di questi antifascisti è stato occupato e devastato da militari. Inoltre, pare che alcuni cittadini trovati in possesso dell’«Irpinia Libera»
vengano minacciati da gruppi di militari. Gli episodi sarebbero stati circoscritti grazie anche all’intervento delle autorità angloamericane.

La vicenda, come lo stesso Dorso ha modo di accennare qualche anno dopo, si diffonde oltre i confini italiani.  Il 17 di novembre parte da Napoli un lancio del locale corrispondente dell’agenzia statunitense Associated
Press. Il giorno dopo i lettori americani hanno notizia dell’aggressione avvenuta ad Avellino, come confermano gli articoli di «New York Times», «Washington Post» e «Chicago Tribune». Si sostiene che il club antifascista devastato sarebbe stato la redazione del giornale («the offices of a liberal newspaper»> . La notizia arriva, con ritardo anche sul tavolo dei comandi superiori italiani. 

È interessante notare come, negli articoli pubblicati dalla stampa a stelle e strisce, si lasci intendere che quanto successo ad Avellino ben rappresenti la contrapposizione, potenzialmente molto pericolosa, tra i sentimenti monarchici prevalenti in alcuni settori delle forze armate italiane rimaste fedeli al governo Badoglio e tra gli esponenti e i militanti politici antifascisti, in particolar modo quelli con orientamenti più progressisti.

LA Convivenza con il regime

Carlo Muscetta

Guido Dorso su “Belfagor” (n. 5, 15 settembre 1947)

Non dispiaceva (Guido Dorso, ndr.) perché quel “realismo” non aveva nulla di cinico, e sostenuto da una perfetta intransigenza antifascista, era in verità uno stato di difesa, la maschera stoica di un uomo che, fisicamente minorato da un difetto cardiaco, ed escluso, col trionfo della dittatura, dalla politica militante, s’era ridotto all’unica speranza di vivere per sopravvivere al regime di Mussolini.

Guido Dorso su “Storia Illustrata di Avellino e provincia. il Novecento” 

Verso il fascismo ebbe sempre un atteggiamento distaccato e ostentatamente indifferenze non rinnegando mai le precedenti posizioni assunte: del resto non a caso rimase sempre nel registro dei sovversivi della Prefettura di Avellino.

PROSSIMA TAPPA

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