TAPPA #11

Photo credits: avellinesi.it

La tipografia pergola

I locali che diedero alle stampe diversi organi di informazione capaci di incidere nel dibattito nazionale. Qui – tra le altre cose – fu stampata la prima edizione di Isola, la celebre opera del poeta Alfonso Gatto

"Il terremoto aveva offerto una comoda occasione di "normalizzazione" e di fascistizzazione, eliminando, con il "Corriere" di Carpentieri, erede diretto e legittimo di quello di Dorso, una delle ultime isole di libertà e di autonomia intellettuale sopravvissute alla caduta del vecchio mondo liberale."
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IL CONTROLLO FASCISTA SUl CORRIERE Dell'IRPINIA

Francesco Barra

Storia illustrata di Avellino e dell’Irpinia, il Novecento  Vol VI

Nel luglio 1925, dopo la defenestrazione di Guido Dorso dal Corriere dell’Irpinia”, ad assumere la direzione del settimanale edito dai Pergola fu il più sperimentato e autorevole giornalista irpino, l’avvocato avellinese Alfonso Carpentieri (1876-1959). Lungi dal rappresentare un cedimento al fascismo, come pure si è superficialmente affermato, la scelta di Carpentieri fu in realtà un’abile manovra tattica volta ad assicurare l’indipendenza e la continuità della linea politico-culturale del periodico. Basterebbe a tal proposito ricordare che Carpentieri era stato di recente radiato dall’albo dei giornalisti per l’atteggiamento recisamente antifascista assunto dopo il delitto Matteotti. Il nuovo direttore, rinunciando alle ormai insostenibili aperture meridionaliste e antifasciste di Dorso, definiva “Il Corriere dell’Irpinia” come “l’unico periodico della provincia, che, mantenendosi indipendente, estraneo e superiore a tutte le possibili esiziali e infeconde lotte partigiane, miri unicamente ed essenzialmente alla rinascita e alla valorizzazione dell’Irpinia. Tutto il suo programma è compendiato nel motto prescelto a divisa: Pro aris et focis “. Era questo solo apparentemente una linea di basso profilo, perché, in un regime totalitario quale quello che si andava affermando, l’apoliticità e l’indipendenza equivalevano in realtà ad una precisa presa di posizione antifascista.

[…] L’articolo, e più latamente l’intera posizione del “Corriere dell’Irpinia” sul problema del sisma, non potevano naturalmente passare inosservati. Ma quello che fece traboccare il vaso della sin’allora relativa tolleranza delle autorità fasciste fu il numero del 23 agosto. Esso infatti recava una statistica delle vittime del terremoto, che nella sua drammaticità ben rendeva la catastroficità del sisma, e che quindi risultò quanto mai sgradita negli ambienti ufficiali. 

Nell’articolo di fondo, inoltre, Carpentieri denunciava nuovamente con grande vigore la mortificante inferiorità dell’Irpinia nel campo delle infrastrutture civili e rilanciava l’appello per la “rinascita” della provincia, affinché essa non cadesse “all’ultimo livello civile e morale delle regioni d’Italia”, al punto da essere costretta ad “invidiare la sorte della Cirenaica”, così concludendo: “E il momento di salvarla, prima che i superstiti, stretti alla gola dalla morsa della necessità, se ne allontanino definitivamente. E il momento di non lasciarla dissanguare. Oggi, o mai più”.

Era effettivamente un po’ troppo, anche per persone tutt’altro che intransigenti e intolleranti quali il prefetto Vicedomini e il federale Trevisani. Il numero del 23 agosto, pur senza essere sequestrato, fu infatti ritirato dalla circolazione per disposizione delle autorità. Né ciò basta, ché Riccardo Pergola (editore, col fratello Armando, del “Corriere dell’Irpinia”) venne convocato in Questura, dove il questore, dottore Molina, l’invitò perentoriamente ad estromettere dalla direzione del settimanale Carpentieri, “perché non in possesso della tessera fascista e sottoscrittore matteottiano”. Si trattava evidentemente di un pretesto strumentale, ma quel che più mette conto rilevare è come la gestione di un problema strettamente politico, quale la linea del principale settimanale locale, venisse in sostanza delegata dal potere politico alle autorità di polizia. Alla fine di settembre, comunque, i Pergola erano costretti a defenestrare Carpentieri dalla direzione del “Corriere”, che da allora passava di fatto sotto la tutela della federazione fascista.

Il terremoto aveva offerto una comoda occasione di “normalizzazione” e di fascistizzazione, eliminando, con il “Corriere” di Carpentieri, erede diretto e legittimo di quello di Dorso, una delle ultime isole di libertà e di autonomia intellettuale sopravvissute alla caduta del vecchio mondo liberale. 

LA TARGA che commemora la stampa di ‘isola’ di alfonso gatto presso la tipografia pergola

PROSSIMA TAPPA

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