TAPPA #1

MODESTINO GUASCHINO

Avellinese, fu Brigadiere dei Carabinieri a Villa Carcina (BS), dove fu torturato e trucidato a 36 anni dalle Brigate Nere.

"'Non ucciderlo, fallo patire ancora!' aveva gridato uno dei giovani aguzzini e ora spara su quel corpo straziato colpi di mitra alle braccia, al petto, alle gambe. L’ultimo colpo è alla nuca e pone fine all’agonia."
5/5

Amore oltre la morte

Isaia Mensi

Ricercatore di storia locale residente a Villa Carcina (BS)

Lunedì 14 febbraio (1944, ndr). In casa Omassi si riunisce per la prima volta il Cln clandestino di Villa Carcina. Di questo comitato fa parte lo stesso Omassi in rappresentanza del Pci, il maestro Domenico Bosio e Pietro Galesi per la D, il brigadiere Guaschino in rappresentanza dei carabinieri. Sebbene fortemente esposto
nei confronti del potere fascista, il brigadiere si fa membro del Cln per intima convinzione, divenendo
ispiratore a tutti gli effetti dell’organizzazione, manifestando in modo molto efficace autonoma capacità
d’azione. Ha idee chiarissime e sa sempre che cosa fare. In questo nuovo ruolo egli può esporre la sua voglia di cambiamento verso una società migliore, fondata anche su sentimenti personali.

Metà dicembre. All’alba scatta improvvisa la perquisizione del palazzo Bendotti per opera della brigata nera. Tutti gli appartamenti vengono setacciati minuziosamente alla ricerca di armi, soprattutto le stanze dell’inviso e temuto Guaschino, che confida ai proprietari: “Ho la coscienza a posto. Non ho fatto niente di male”. Al termine dell’operazione, risultata infruttuosa, i miliziani si rivolgono agli esterrefatti proprietari esclamando: “Ringraziate il Signore che non sono venute le Ss, altrimenti il palazzo sarebbe andato a fuoco!”. All’ex brigadiere non pare vero di averla scampata bella. Fortunatamente il giorno prima, avvertito dall’amico Omassi era riuscito a nascondere in tempo armi e documenti nell’orto di pertinenza del palazzo.

Gennaio (1945, ndr). Dopo le festività natalizie il Menicatti accompagna il Guaschino presso la federazione fascista
di Brescia dove viene informato di essere accusato di attività antifascista. È precisamente qui, nella direzione centrale dei fasci repubblicani – dove comanda Alfredo Becherini e sono iscritti il Gusmeri e Domenico Roselli – che l’ex brigadiere subisce la minaccia più grave, destinata ad essere messa in pratica due mesi dopo. E’ un importante componente della banda Sorlini, precisamente il capitano della brigata nera ing. Rizzi, che si occupa del servizio politico e solitamente fa le veci del Sorlini, ad interrogarlo sulla sua attività antifascista e a minacciarlo che se a Villa Carcina fosse successo qualcosa di grave lo avrebbe ritenuto direttamente responsabile. Queste le sue precise parole, conservate in un documento depositato presso l’archivio storico dell’Arma dei carabinieri: “Bada bene che questa volta ti perdono; ma se succede una disgrazia nel tuo paese, la pelle tua la facciamo fuori”. È qui dunque che il Guaschino apprende di essere sulla lista nera dei candidati da eliminare. Intuisce – a mente fredda – l’approssimarsi di un destino fatale e di questa convinzione riferirà ai suoi amici carabinieri. Ritorna silenzioso con il Menicatti, sente il respiro nemico dell’uomo che sarà nello stesso tempo mandante ed esecutore del suo delitto, con una crudeltà che raggiungerà limiti ignoti.

Nel ritorno si ferma dall’amico Omassi per farsi radere la barba. La visita è del tutto inattesa – di solito il Guaschino vi si reca puntualmente tutte le domeniche, tra le 16 e le 17 – ma all’Omassi fa piacere, anche perché si era già prefissato di parlargli quanto prima, considerato quel che di grave era successo la sera precedente, di cui era perfettamente al corrente. Approfitta del rituale – sarà l’ultima rasatura di barba del suo carissimo amico – per insaponarlo con malinconica leggerezza, come se lo accarezzasse. […]

Con rabbia e tristezza avvia un ultimo tentativo di salvarlo.  Analizza freddamente la situazione, gli parla con calma, scongiurandolo fermamente di fuggire in Franciacorta insieme a lui e al dirigente sindacale Cesare Belleri di Ponte Zanano, in quanto un’azione contro la sua persona è politicamente e ideologicamente prevedibile, dal momento che è un facile bersaglio essendo sorvegliato speciale. “Gli ho detto – racconterà l’Omassi nell’intervista del ’74 -: «Fanno una rappresaglia senz’altro. Non perdonano. Io e Belleri siamo d’accordo d’andare alle Basse, da un compagno, per schivar questa notte, non tanto bella»”.
Il Guaschino gli risponde con un doppio diniego, sospendendo consapevolmente la propria vita in nome
dell’amore. È in questo preciso istante che il Guaschino, con una confessione non di debolezza, decide di
restare, confidandogli d’essere preoccupato più della salute della moglie – al settimo mese di gravidanza – che della propria condizione di sorvegliato.

Quel bel giovane di Avellino 

La vicenda di Modestino Guaschino raccontata nel video a cura della Commissione scuola ANPI “Dolores Abbiati” – Brescia.

Pillole di Memoria

a cura della Commissione scuola ANPI “Dolores Abbiati” – Brescia.

A Modestino Guaschino è stata dedicata una delle prime “Pillole di memoria”, uno dei progetti didattici realizzati dalla Commissione nel 2020 in occasione della pandemia.

E’ la pillola che ha il corredo didattico più completo, destinato agli istituti della secondaria di secondo grado.

Il perché sta nel valore intrinseco di questa storia che testimonia la scelta onorevole e coraggiosa di Modestino, giovane brigadiere dei Carabinieri, irpino di origine e che ha operato nel Bresciano. 
Dopo l’8 settembre, quest’uomo si spende, nonostante minacce e intimidazioni più che esplicite, per proteggere i partigiani della zona e combattere il fascismo, anteponendo la difesa della libertà alla propria vita e ai propri affetti (non vedrà nascere il figlio che la giovane moglie Anna porta in grembo). Il suo profondo senso etico e la sua concezione dell’Arma, supporto alla popolazione e non strumento di sopraffazione al servizio dei fascisti, renderanno i suoi assassini delle belve assetate di vendetta e di sangue, portandoli ad agire una morte atroce, barbara, macabra sul giovane carabiniere. 

Anche lo spregevole e disumano comportamento tenuto nei confronti della giovane vedova ci racconta il fascismo. Anche la risposta di Anna ci parla di Resistenza.

Modestino e Anna sono soggetti portatori del valore della scelta dei “pochi”, della possibilità di “resistere”. Di chi non si allinea, non cede alla formula dei “molti”, ma consapevolmente e coraggiosamente, sceglie di non appartenere al “gregge” silenzioso o rumoroso che sia.

Per questo abbiamo ritenuto importante divulgare la loro storia, scegliendo una formula dal linguaggio più contemporaneo come “le Pillole” per raggiungere un pubblico più ampio, in un tempo in cui sembra così difficile decidere, scegliere seguendo le proprie ragioni e si diffonde sempre più una forma di consenso non mediato, fatto  di like e di followers.
 

PER SAPERNE DI più

Consulta i testi redatti da Isaia Mensi

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